Veduta del palco




Scorcio della sala arazzi




Veduta aerea della sala arazzi




Una sala della pinacoteca




Cimeli del Cardinale




Veduta della sala che espone i bauli del Cardinale




Il pianoforte Yamaha serie S, fabbricato artigianalmente




La sala 'Panini' della pinacoteca




Particolare della scala




Veduta di una sala polifunzionale




Leone stiloforo con mostri e telamone




Veduta dell'ingresso




Alcune salette della pinacoteca




La sala dei crocifissi




La sala dei paramenti


La scala disegnata dall'architetto Gandolfi

Introduzione

CENNI STORICI

Le collezioni storico artistiche alberoniane hanno avuto sedi differenti nell’arco del ‘900 e sono state oggetto, nel secolo scorso, di numerosi dibattiti relativi alla loro più opportuna collocazione.
Dal 1903 e fino al settembre 1929, i pezzi più preziosi e rilevanti della raccolta furono ospitati presso il Museo Civico di Piacenza, allora situato nei locali dell’Istituto Gazzola, in via San Tommaso 14, dove rimasero fino al settembre 1929 allorchè l’Amministrazione alberoniana ritenne di ritirare tutte le opere concesse in deposito al Museo Civico e di allestire le sue collezioni negli ambienti un tempo sede dei Pupilli della Patria, impegnandosi a garantire una parziale apertura al pubblico dei visitatori (la prima e la terza domenica di ogni mese).
Questa sede venne aperta nel mese di aprile del 1933, a poco più di due secoli dall’acquisizione dell’ospedale di San Lazzaro da parte del Cardinale.
In questi ambienti, non ritenuti definitivi, la collezione d’arte alberoniana restò fino al 21 maggio 1964, quando venne ufficialmente inaugurata, in occasione del terzo centenario della nascita del Cardinale, la nuova e attuale sede della Galleria Alberoni, all’uopo progettata dall’arch. Vittorio Gandolfi e costruita dall’Amministrazione alberoniana nel parco del Collegio.
Gravi problemi di gestione del clima interno all’edificio obbligarono gli Amministratori a spostare nelle sale del Collegio, conosciute come l’Appartamento del Cardinale, i dipinti su tavola più delicati, fra i quali l’Ecce Homo di Antonello da Messina. Gli stessi problemi di climatizzazione ridussero ampliamente le possibilità di utilizzo di questo edificio ai soli mesi primaverili comportando inoltre delicati problemi di conservazione per l’intera collezione alberoniana in esso esposta.
A causa di queste difficoltà i due arazzi fiamminghi di primo Cinquecento, dopo un lungo restauro, sono stati esposti in questi ultimi anni nelle sale di Palazzo Farnese e non nella Sala Arazzi.
Questi due stupendi esemplari di arazzeria fiamminga, insieme a due degli otto arazzi della serie di Alessandro Magno, restaurati negli anni scorsi con finanziamento della Soprintendenza al Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Parma e Piacenza e dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna, e mai più esposti al pubblico, fanno ritorno nella Galleria Alberoni solo ora, in occasione di questa riapertura. Viene così ricomposta nella sua completezza e bellezza l’arazzeria del Cardinale.

LA NUOVA GALLERIA ALBERONI – I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE

E’ per superare definitivamente le difficoltà conservative e microclimatiche della Sala Arazzi e della Pinacoteca, progettata dall’Arch. Gandolfi negli anni ’60, che nell’ultimo biennio l’Amministrazione, in accordo con i Padri del Collegio Alberoni e con un notevolissimo sforzo finanziario, ha avviato un impegnativo progetto di radicale ristrutturazione. Questo spazio, ora completamente rinnovato, torna a ospitare una porzione davvero importante delle collezioni lasciate dal Cardinale Alberoni al suo Collegio, e che, successivamente integrate da numerose donazioni, costituiscono oggi un patrimonio culturale di primissimo piano del quale fanno parte i diciotto arazzi, fra i più antichi ed importanti non solo in Italia, e il nucleo centrale della vasta pinacoteca alberoniana, con opere Gian Paolo Panini, Domenico Viani, Zenone Veronese, Gian Battista Lenardi, numerosi quadri di genere, opere a soggetto sacro e dipinti di storia, ed altre sezioni delle collezioni alberoniane.

Gli ingenti lavori, progettati dall’Arch. Giorgio Graviani, sono consistiti nel rifacimento di tutta la copertura esterna, nella realizzazione di un complesso sistema di controllo costante della temperatura e dell’umidità, costituito da impianto di aria condizionata con alto filtraggio, raffrescamento estivo e riscaldamento invernale e possibilità di umidificazione. Tale impianto assicurerà la perfetta conservazione di tutte le opere esposte e una disponibilità dell’edificio durante l’intero anno solare.
Si è inoltre proceduto alla realizzazione di nuovi servizi, al rifacimento di tutti gli impianti e al potenziamento della sicurezza antintrusiva.
Con una sensibile attenzione alla salvaguardia dello stile originario dell’architetto Gandolfi, è stata realizzata la totale tinteggiatura degli ambienti, prediligendo gradazioni eleganti di verde, alternate con alcuni toni dei grigi di più recente concezione. E stato realizzato un nuovo sistema di illuminazione con uno specifico progetto illuminotecnico dedicato esclusivamente alle collezioni artistiche.
Sono stati disegnati e rinnovati tutti gli arredi, abbinando alle finiture in legno, materiale privilegiato dall’architetto Gandolfi, l’acciaio cor-ten, scelto dall’architetto Giorgio Graviani quale complemento decorativo di tutti i nuovi apparati al fine di creare un interessante dialogo fra storico e moderno.

NUOVE SEZIONI ESPOSITIVE

Riqualificato e ampliato tutto il percorso espositivo che si presenta inoltre arricchito di due nuove autonome sezioni: quella che espone i più antichi e preziosi paramenti alberoniani e quella che presenta le sculture, sezioni alle quali sono dedicate due sale interamente ripensate e allestite.
Non manca inoltre una sezione biografica dedicata al Cardinale Alberoni, con nuove vetrine che custodiscono oggetti, abiti, suppellettili dell’alto prelato, che ci restituiscono tracce della sua vita, dei costumi e gusti del tempo; ricordiamo, a titolo esemplificativo, la raffinata coperta di seta indiana ora esposta in una elegante teca esclusivamente ad essa dedicata.

LA NUOVA DIDATTICA

Interamente nuova la didattica. Le didascalie di tutte le opere, in una nuova veste grafica ed estetica, sono ora affiancate da pannelli didattici che presentano e introducono ogni sezione del Museo. I testi, grazie alla preziosa collaborazione degli studenti e degli insegnanti del Liceo San Vincenzo, sono stati tradotti anche in lingua inglese e in lingua francese, per permettere ai visitatori stranieri una piena accoglienza e un’ottima fruizione dell’importante patrimonio artistico esposto.

IL NUOVO PALCO

Nella Sala Arazzi, esattamente sotto i due pezzi più antichi della collezione, i visitatori troveranno inoltre un palco ridisegnato e ampliato, accompagnato a un tavolo conferenze nuovo e dotato della più moderna strumentazione audiovisiva. Questo intervento permetterà l’utilizzo di questo importante spazio anche per prestigiosi convegni e concerti, recuperando così anche la vocazione originaria di aula magna di questo ambiente.
A tal fine è stata messa in opera una controsoffittatura fonoassorbente dell’edificio che, insieme ad altri accorgimenti tecnologici studiati da ingegneri del suono, garantirà una perfetta idoneità della Sala Arazzi anche per eventi di musica classica.

NUOVE SALE

La redistribuzione e la razionalizzazione degli spazi interni  ha permesso inoltre di ricavare una piccola nuova sala per esposizioni e una sala polifunzionale utilizzabile sia come aula didattica che per mostre temporanee, arricchendo pertanto le potenzialità dell’intero complesso museale alberoniano.

Anche l’ampio spazio verde esterno, che incornicia la Galleria Alberoni, è stato oggetto di un importante lavoro di restyling.